| 1.
Introduzione
Il quartiere di Ponte Mammolo (per alcuni denominato quartiere Rebibbia
in relazione alla Torre di Rebibbia e non tanto all’omonimo carcere)
sorge a partire degli anni ’20 senza seguire piani preordinati dal
punto di vista urbanistico. In seguito si sviluppò intorno al nucleo
del Carcere di Rebibbia, edificio penitenziario i cui lavori di costruzione
cominciarono nel 1938. L’espansione proseguì negli anni successivi
per raggiungere le dimensioni attuali. L’ampliamento portò
alla nascita del nuovo quartiere denominato “Casal de’ Pazzi
“ o “Nuovo Rebibbia” lungo l’asse viale Kant-
via Marx. Altri quartieri gravitano nelle vicinanze di questa zona se
ci spostiamo verso la contigua via Nomentana dirigendoci verso l’esterno
di Roma: Talenti (asse Ugo Ojetti), Podere Rosa (via Podere Rosa), San
Cleto e San Basilio (via Casale di San Basilio). Il quartiere di Talenti,
Podere Rosa e San Basilio risultano raggiungibili non solo dalla via Nomentana,
ma anche percorrendo a piedi il Parco di Aguzzano il quale gravita intorno
ai suddetti quadranti abitativi. Il quartiere Podere Rosa sorge intorno
agli anni ’40 come un insieme di case sparse. I quartieri di San
Cleto e San Basilio risultano più periferici rispetto a Ponte Mammolo
- Rebibbia e quindi è preferibile raggiungerli in macchina prendendo
via Casale di San Basilio. I primi nuclei del quartiere di San Basilio,
considerata borgata semirurale, risalgono agli anni 1928-1930, mentre
quello di San Cleto è più recente (anni ’40)
2. Il quartiere di Ponte Mammolo-
Rebibbia
La zona di Ponte Mammolo risulta importante per la presenza dei resti
dell'antico ponte romano e del ponte moderno costruito da Pio IX come
viene testimoniato dalle colonnine poste sul ponte. In questo quadrante
bisogna segnalare anche la presenza del Casale de La Vannina o di Rebibbia
e le contigue cave di tufo (Via di Ponte Mammolo). Poco più oltre
lungo la via Tiburtina incontriamo l'istituto dei Salesiani Teresa Gerini.
Tornando indietro prendiamo via Casal dei' Pazzi per poi proseguire verso
il centro del quartiere. Si ha notizia , in questo primo tratto della
strada, della presenza di un antico mausoleo circolare romano ancora visibile
nelle foto aeree del 1934 per poi essere demolito. Inoltrandoci oltre
per via Casal de' Pazzi giungiamo al crocefisso della borgata e poi incontriamo
la Chiesa del Sacro Cuore. Se prendiamo, invece, via di Ripa Mammea possiamo
scorgere una Torre Medioevale a pianta rettangolare, in seguito riutilizzata
come casale. Ritornati su via Casal de’Pazzi possiamo prendere una
strada sulla sinistra (via Ciciliano) che in confluenza con via Boroli
ci porta all'importante giacimento pleistocenico collocato sulla sponda
destra dell'Aniene. Se ritorniamo indietro possiamo inoltrarci per via
Bartolo Longo che ci porta al Carcere di Rebibbia e poi via Paternò
di Sessa che ci conduce ad una delle entrate al Parco Regionale di Aguzzano
dove proprio in coincidenza della fine di questa strada sono stati trovati
i resti di una villa romana. Tuttavia il parco risulta importante anche
per la presenza dei casali. Superata via Paternò di Sessa prendendo
via Galbani possiamo vedere, poco oltre via Benigni, l'antica Torre di
Rebibbia nelle cui vicinanze è stata costruita un'isola ecologica
con lago artificiale, dove è stato insediato un centro culturale.
Tra via Zanardini e la Nomentana si colloca il Casale de’ Pazzi
che dà il nome alla strada in questione. Nelle vicinanze del casale
sono state individuate alcune tombe a camera di epoca romana che sono
state scavate all’interno di un banco di tufo. Una necropoli più
estesa è stata trovata a circa 300 metri ad est della torre di
Rebibbia. Nel sito in questione è stato rinvenuto un colombario
che risale all’età augustea, un sarcofago fittile e altre
sepolture alla cappuccina che si collocano, invece, nel I-II secolo d.C.
Non lontani da questa area si trovano altre due ville romane poste nell’area
del Parco fluviale dell’Aniene. La priva è visibile alla
fine di via Tilli, mentre la seconda denominata villa di “Ripa Mammea”
si colloca nel tratto finale di via Benigni nelle vicinanze del fiume
Aniene e non lontani dalla via Tiburtina.
PONTE
MAMMOLO
Giunti al IV miglio della via Tiburtina, possiamo vedere percorrendo per
cento metri la via Palmiro Togliatti i resti dell'antico Ponte Mammolo
posto in coincidenza dell'antica via Tiburtina che anticamente passava
lungo l'attuale via degli Alberini. I resti tufacei dei piloni di questo
ponte di epoca repubblicana sono visibili nei periodi di magra del fiume
Aniene. Nelle vicinanze dell'antico ponte, lungo la riva sinistra del
fiume, sono stati trovati i resti di una banchina i cui eterogenei resti
hanno fatto supporre la presenza di un mausoleo circolare e di una villa.
Il nome del ponte si presume che deriva da Mammea la moglie dell'imperatore
romano Severo Alessandro (222-235 d.C. ). In un documento medioevale del
1244 apprendiamo che il ponte fu fortificato con l'aggiunta di torri che
svolgevano anche il ruolo di posti di vedetta. In seguito fu occupato
dagli Orsini i quali lo restituirono solo nel 1388. Nel 1849 quando i
patrioti combattevano per la difesa della Repubblica romana il ponte fu
fatto saltare dai francesi per bloccare l'avanzata delle truppe garibaldine,
ma fu poi ricostruito, come lo conosciamo oggi, nel 1871 nel sito che
si trova a 400 m. più a sud rispetto al vecchio ponte di epoca
romana.
VIA
CASAL DE’ PAZZI
La strada prende il nome dal celebre casale che attualmente si trova all’angolo
tra via Zanardini e via Nomentana. La via Zanardini, infatti, ricalca
un tratto dell’antica via Casal de’ Pazzi. Il casale risale
al XIII secolo ed è affiancato da due torri, una delle quali è
merlata. In epoca storia il complesso fu utilizzato dalla famiglia Pazzi,
originaria di Firenze, durante il pontificato di Sisto IV. Il nucleo stradale
della via Casal de’ Pazzi che attualmente mantiene ancora questo
nome si trova, tuttavia, a ridosso della via Tiburtina. L’antico
itinerario che arrivava fino al casale in questione si è quindi
notevolmente ridotto o quanto meno viene ricalcato dalle nuove strade
moderne (Asse viale Kant-viale Zanardini).
IL GIACIMENTO PLEISTOCENICO DENOMINATO DI “VIA
CASAL DE’ PAZZI.”
Ne pressi di via Casal de’ Pazzi, ma per esser e più precisi
alla confluenza tra via Ciciliano e via G. Palombini fu scoperto nel 1981,
mentre si stavano effettuando gli scavi per la costruzione di un collettore,
un giacimento pleistocenico. Gli scavi condotti fino al 1985 hanno permesso
di individuare il corso dell’antico fiume Aniene ed oltre 2.000
reperti ossei appartenenti a mammiferi (elefante antico, bue, ippopotamo,
cervo, daino, capriolo, lupo), uccelli acquatici e rettili. Tra queste
citiamo le zanne, i denti, le costole e l’omero di un Palaeoloxodon
(Elephans) antiqus. Nello strato di tipo fluviale posto a maggiore profondità
è stato rinvenuto un frammento di un cranio umano collocabile tra
le forme arcaiche di “Homo sapiens” (fasi finali del Pleistocene
medio).
LE VILLE ROMANE.
La villa romana presente nell’area del “Parco di Aguzzano”
si trova, come abbiamo detto, alla fine di via Paternò di Sessa
nelle vicinanze del casale. Attualmente della villa è visibile
solo un tratto murario ricoperto da sterpaglie. Si tratta di una villa
risalente al I sec. a. C. Nel complesso sono stati rinvenuti dei pavimenti
a mosaico e dei nuclei abitativi utilizzati ad uso termale. Un ‘altra
villa romana di maggiori dimensioni si trova sul versante opposto del
Parco di Aguzzano non lontano dal Casale Podere Rosa. Si può accedere
al complesso da via Diego Fabbri. Le strutture si trovano al di sopra
di una collina che si pone nelle vicinanze della chiesa di S. Liborio
- S. Maria della Purificazione. Il complesso risale all’età
tardo repubblicana con opere di rifacimento che proseguirono fino al V
sec. d.C. Nella villa sono stati individuati settori residenziali, rustici,
di servizio e termali.
La Villa di Ripa Mammea si colloca nello spiazzo sottostante alla confluenza
di via Benigni e via Rech. I nuclei sono posti all’interno di una
residenza privata ed attualmente sono visibili solo alcuni resti in opera
reticolata. Si tratta di un complesso che risale al II secolo a.C. nel
nucleo originario, ma che in seguito conobbe dei notevoli ampliamenti
negli anni successivi. Sono stati rinvenuti nuclei a livello residenziale
ed altri ad uso produttivo. Gli scavi hanno permesso di rinvenire mosaici,
cisterne, e ambienti sotterranei. Sembra che la villa sia stata utilizzata
fin oltre il III secolo d.C.
La villa di via Tilli si colloca in epoca tardo repubblicana. L’apertura
di questa strada ha distrutto alcuni settori del complesso in questione.
Attualmente sono visibili dei blocchi di tufo e i resti di un cunicolo
appartenente ad una cisterna che si apre sul fianco della collina dove
si colloca la villa. Nelle vicinanze del cunicolo sono visibili, al di
sotto della vegetazione, i resti di una conduttura che doveva alimentare
alcune settori della villa. La villa fu utilizzata fino al IV secolo d.C.
, ma le strutture di epoca imperiale non sono più visibili. Gli
scavi hanno permesso di mettere in evidenza non solo gli ambienti della
villa, ma anche il reperimento di diverso materiale in ceramica.
Dalla via Nomentana possiamo prendere via Diego Fabbri che ci conduce
in un sito, posto non lontano dal Casale Podere Rosa, in cui si colloca
una villa romana ad uso rustico databile al periodo di età tardo
repubblicana, ma con rifacimenti che si protrassero fino al IV-V secolo
d.C. Tra le ville menzionate quest’ultima presenta i resti più
consistenti. Sono visibili dei tratti murari in opus reticulatum relativi
ad ambienti termali ed alcune stanze con pavimentazione a mosaico. Dall'ambiente
termale si poteva accedere con una scala ai piani superiori. Le terme
erano alimentate da una grande cisterna che si trova nel settore occidentale
del complesso. In uno degli ambienti è presente un pavimento a
mosaico con motivi geometrici a forma di reticolo ortogonale con tessere
di colore bianco su fondo nero La villa fu rinvenuta durante gli scavi
compiuti nel 1982.
LA
TORRE DI REBIBBIA
Torre di vedetta medioevale costruita sopra antiche sostruzioni di origine
romana. Si trovava posta sulla confluenza del fiume Aniene e di una antica
strada che da Ponte Mammolo raccordava la via Tiburtina con la Nomentana.
LA
RISERVA NATURALE DELLA VALLE DELL’ ANIENE
1. Ubicazione, storia e presenza antropica
Alle spalle della Torre di Rebibbia si estende tutta la zona della Riserva
Naturale della Valle dell’Aniene che per la sua vasta estensione
(620 ettari) attraversa la via Nomentana, la Tiburtina e giunge fino alla
confluenza tra l’Autostrada Roma -l’Aquila e il G.R.A. All’interno
di questa riserva naturale (accessibile da Via di Tor Cervara, viale Franceschini,
via Benigni, via Tilli o da una strada posta nelle vicinanze della Torre
di Rebibbia) si collocano non solo le due ville romane di via Ripa Mammea
e via Tilli, ma anche diversi casali. Uno di questi edifici, non lontano
dalla Torre di Rebibbia, inglobava l’antica torre medioevale di
“Aguzzano”. Il casale della Cervelletta, invece, si trova
vicino all’ Autostrada Roma-l’Aquila e alle contigue Via di
Tor Cervara e Viale Franceschini. Si tratta di un complesso che risale
ai secoli XIII-XVII. Alla torre medioevale si aggiunsero, in seguito,
alcuni edifici adibiti a finalità agricolo-residenziale. Tutto
il complesso dal punto di vista ecologico, faunistico ed antropico risulta
molto suggestivo.
2. Aspetti
botanici e faunistici
Lungo il fiume si possono vedere non solo le diverse specie arboree (pioppi,
salici, cannucce di palude, tifa, lenticchia d’acqua) e bellissimi
fiori (Iris acquatico, orchidee), ma anche i nuclei isolati di uccelli
quali il germano reale e l’airone cinerino che sono intenti alla
ricerca del cibo o semplicemente divertono a tuffarsi nelle acque del
fiume Aniene. Alcuni cartelli invitano ad osservare in silenzio questo
spettacolo oppure consigliano di chiudere gli occhi per un attimo per
concentrarsi nell’ascolto dei suoni della natura. Per quanto riguarda
la fauna segnaliamo la presenza di un maneggio per i cavalli e alcuni
rettili: lucertole (Ramarro) e serpenti (il Biacco). Quest’ultimo
è un serpente non velenoso di colore verde-giallastro. Solitamente
può superare il metro e mezzo di lunghezza e ama nutrirsi di lucertole.
IL PARCO DI AGUZZANO
1. Ubicazione
Il parco di Aguzzano occupa un’estensione d circa 51 Ha, e si colloca
nella zona compresa tra Via Nomentana, via Casale di San Basilio, via
Tiburtina e via Casal de’ Pazzi. Le principali entrate si trovano
a Piazza Hegel e lungo la Nomentana, tuttavia altri ingressi minori sono
collocati lungo via Casal de Pazzi (via Schopenhauer e via Locke), alla
fine di via Podere Rosa e lungo via Casale di San Basilio.
2.
Storia
Storicamente il toponimo deriva dalla antica gens Acutia che era proprietaria
de fondo. Nel Medioevo la tenuta apparteneva alla chiesa di S. Maria del
Popolo e in seguito a Francesco Crescenzi. Dopo diversi svariati passaggi
di proprietà il Parco passò alla famiglia Talenti, toponimo
da cui prende il nome tutto il quartiere che rientra nella IV circoscrizione
e che gravita sulla via Nomentana nel tratto posto lungo l’asse
via Zanardini, via Casal di San Basilio. Il Parco perse la sua vasta estensione
territoriale a seguito dei processi di urbanizzazione iniziati negli anni
1950-60 che portarono alla nascita delle borgate di Rebibbia, Ponte Mammolo,
Podere Rosa e San Cleto. Negli anni successivi il processo di urbanizzazione
proseguì ancora con piani di edilizia residenziale (edilizia pubblica,
case popolari e comunali) nella zona Casal de’ Pazzi, Nomentana
(Quartiere Talenti) e San Basilio. Questa intensa opera edilizia sollevò
le preoccupazioni non solo della popolazione residente attraverso i comitati
di quartiere, ma anche delle associazioni ambientalistiche, perché
si intendeva salvaguardare gli ultimi lembi della tenuta del parco di
Aguzzano in quanto il Piano regolatore del 1962 lo includeva nelle aree
edificabili. Con la Legge 8/8/1989 si decise di creare il Parco Regionale
di Aguzzano, svincolando quest’area da possibili edificazioni e
quindi considerandola area protetta. Attualmente, quindi, il Parco rientra
nelle 12 Aree Naturali Protette nell’ambito del Comune di Roma la
cui competenza della gestione spetta a Roma Natura.
Tuttavia le modificazioni territoriali pur non colpendo il parco di Aguzzano
si estesero in altre zone non molto distanti come, per esempio, nel quartiere
Talenti (IV Circoscrizione anni 1995-98 ca.) in particolare nell’area
posta tra via Gaspara Stampa, via Nomentana, e via Casal Boccone sacrificando
vaste estensioni adibite a verde pubblico. Tutto questo creò grossi
scompensi nella popolazione residente e non residente - tra quest’ultimi
il sottoscritto quando episodicamente ritornava nel quartiere dove aveva
vissuto la sua giovinezza- , in quanto gli abitanti di questa zona di
Talenti si erano abituati alla secolare pace e tranquillità di
queste vaste estensioni che si estendevano intorno alle loro case.
3. Presenza
antropica
Nel parco di Aguzzano sono di importanza rilevante le testimonianze antropiche
che abbracciano un periodo che si colloca tra l’epoca romana e contemporanea.
In particolare alla fine di via Paternò di Sessa, che costituisce
uno dei punti di entrata del Parco, sono stati trovati i resti di una
villa romana. Attualmente risulta poco visibile solo un tratto murario
posto sul lato sinistro, poco oltre l’entrata del Parco. All’interno
del parco si trovano anche diversi casali costruiti nei primi anni del
secolo scorso per opera della società A.L.B.A. (Anonima Laziale
Bonifiche Agrarie). Entrando da via Gina Mazza incontriamo il Casale Nuovo
di Aguzzano denominato anche il “vascone” edificato negli
anni ’20 durante i lavori di bonifica della tenuta. Si chiama “nuovo”
in rapporto al vecchio casale, presente nella tenuta, che venne edificato
nel 1870. Quest’ultimo si colloca attualmente lungo l’asse
della via Nomentana. Dietro il Casale Nuovo troviamo l’edificio
denominato “ Casale Alba 1”( o per altri “Padre Nostro”)
con annessa una chiesa rurale. Ritornando indietro nei pressi del Casale
Nuovo una strada in discesa ci conduce nella zona centrale del parco,
mentre sulla sinistra un altro sentiero ci porta a due casali: il primo
(Casale Alba 2) ospita un antico fienile, le stalle e una vecchia macchina
agricola, mentre il secondo (Casale Alba 3) posto alla fine della strada
è stato di recente restaurato per essere adibito a centro culturale.
Tuttavia la villa romana di maggiore estensione si trova in una zona che
gravita sull’altro versante del Parco in coincidenza, quindi, con
via Diego Fabbri e il Casale Podere Rosa. In particolare questa villa
si trova dietro un’area recintata posta sull’altura contigua
alla chiesa
4. Aspetti
botanici e faunistici
Dal punto di vista ecologico il Parco risulta depauperato per la continua
utilizzazione pastorale dei prati che costituiscono l’80 % del territorio:
spesso si vedono pecore pascolare e talvolta anche qualche cavallo. Lungo
il fosso di S Basilio che attraversa un lungo tratto del Parco si trova
un importante ecosistema ripariale: canne di palude, equiseto, alghe,
salici, pioppi, carote selvatiche. In questo Fosso variegata è
la presenza animale che costituisce una importante catena alimentare nel
rapporto che si instaura tra preda-predatore; tra gli animali presenti
nel fosso menzioniamo i rospi smeraldini, le biscie, gli uccelli ed alcuni
piccoli mammiferi. Tuttavia anche questo ecosistema risulta compromesso
perché i lunghi periodi di siccità prosciugano di frequente
le acque presenti nel fosso. Numerosi sono, poi, gli insetti: formiche,
farfalle, coccinelle, scarabei, grilli, cavallette. Lungo i prati e nel
fosso si trovano lucertole, rospi, topi, serpenti. Questi animali costituiscono
il cibo preferito del gheppio, un rapace che dimostra di essersi ben ambientato
nel Parco. Tra gli altri uccelli sono presenti l’airone, i merli,
le tortore, e le cornacchie grigie. Gli altri animali sono la volpe, la
donnola, il riccio, la talpa. Allevati nei casali sono le pecore, i cavalli
e i muli. Per quanto riguarda le specie arboree numerosi sono i pini che
costituiscono dei tratti suggestivi con i doppi filari Tuttavia sono presenti
altri alberi come i platani, i pioppi bianchi e neri (doppi filari in
alcune zone del Fosso di San Basilio), i cipressi , noci, mandorli , fichi
ed alcuni alberi di olivo.
BIBLIOGRAFIA
Per questo articolo ho usato i seguenti testi:
· AA.VV., Valle dell’Aniene. Riserva naturale, pieghevole
a cura di: Roma Natura, Comune di Roma, Regione Lazio. Parchi e riserve
naturali, tip. Baioni, 2001; (aspetti storici, antropici, ecologici e
faunistici sulla Riserva Naturale della Valle dell’Aniene).
· AA.VV, La via Tiburtina, Progetto vie, a cura della Provincia
di Roma. Assessorato alla Cultura, Roma, F.lli Palombi, 1999; (itinerario
storico archeologico, ma con riferimenti alle seguenti tematiche: sviluppo
urbanistico della V circoscrizione, il Polo tecnologico, il centro Agro
alimentare e il degrado-inquinamento della zona della bassa valle dell’Aniene)
· AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA. ASSESSORATO SPORT E TURISMO,
La via Tiburtina, Roma, Bonsignori, 1993 (Itinerari storico-archeologici
della via Tiburtina con testo inglese-italiano).
· ASSOCIAZIONE DIAMeTRO- ASSOCIAZIONE CASALE PODERE ROSA, Scavando
nel passato. Alla scoperta del Parco di Aguzzano. 3. Itinerari per scovare
i tesori del parco, Roma, tipografia CSR, 1998 (Utili indicazioni sul
Parco di Aguzzano e sui quartieri in generale).
· CARMELO CALCI (a cura di ), Roma oltre le mura. Lineamenti storico
topografici del territorio della V Circoscrizione, Roma, Litografia SABA
S.r.l, 1998, pp. 22-34 (Giagimento Pleistocenico); 65-73 (Ponte Mammolo);
147-155 (Torre di via Ripa Mammea, Ville romane, Torre di Rebibbia, Casal
dei Pazzi, ecc. )
· COMUNE DI ROMA.CIRCOSCRIZIONE V, SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA
di ROMA, Beni archeologici e valori ambientali in V circoscrizione, 1988,
(Cave di tufo, deposito pleistocenico di Rebibbia-Casal de’Pazzi;
necropoli a Nord del Casale de’ Pazzi e lungo via Casal de’
Pazzi località Torre di Rebibbia, villa di via Ripa Mammea - con
piante-).
· COMUNE DI ROMA. UFFICIO TUTELA, Il Parco di Aguzzano (Monografia
molto esaustiva sul “Parco di Aguzzano”)
· MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI. SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA
DI ROMA. MUSEO NAZIONALE ROMANO, Archeologia a Roma. La materia e la tecnica
nell'arte antica, De Luca edizioni, s.l., 1990, pp. 43-44 (Deposito pleistocenico
di Rebibbia-Casal de’Pazzi).
di
Mario Ierardi |
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